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Archivio dell'autore: ulrichanders


Vorrei mostrare alcuni esempi nei quali l’emersione all’occhio del “ciò-che-è-celato” può diventare catottrico nel senso proprio di “contro l’occhio” e cioè nel senso di una forma non vocata e antagonista alle intenzioni dell’osservatore; osservatore che è naturalmente predisposto a voler guardare le cose senza frapposti inaspettati schermi allucinatori e trasfiguranti.

Violenza qui vuol dire di nuovo trauma e frantumazione psichica dell’io.

Senza ammorbarvi con Freud e il ritorno (impossibile?) del “rimosso” torno invece all’ampolloso formalismo del problema coscienza.

È detto unheimlich [perturbante, sinistro, spaesante] tutto ciò che potrebbe restare […] segreto, nascosto, e che è invece affiorato.

(SchellingFilosofia della mitologia)

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“Sarebbe assai pernicioso che un ufficiale, cui fu dato un ordine dal suo superiore, volesse in servizio pubblicamente ragionare sull’opportunità e utilità di questo ordine: egli deve obbedire. Ma è iniquo impedirgli in qualità di studioso di fare le sue osservazioni sugli  errori commessi nelle operazioni di guerra e di sottoporle al giudizio del suo pubblico. ”  Immanuel Kant

Ragione privata, ragione pubblica. Sulle prime potrebbe sembrare che la ragione pubblica sia quella condivisa secondo l’inviolabilità di una convenzione, come ad esempio la “ragion di stato” che ipocritamente dichiara di sacrificare l’interesse dei singoli a favore di quello comune, e che al contrario la ragione privata sia il libero speculare fra le mure domestiche, il pensare in libertà al riparo dalle ostracizzazioni sociali.

Come però Kant ci illumina, è solo nella sfera privata che è permesso alla ragione di vivere integralmente la sua limitata finitudine d’azione e più precisamente quando viene chiamata a ottemperare i suoi doveri verso la comunità. Conseguentemente la dimensione pubblica della ragione è perciò l’arena dove è moralmente permesso stridere contro l’ideologia dominante. Proprio perché la ragione è un bene inalienabile dell’uomo deve esserle lasciata uno spazio dove può vivere fuori dalle gabbie del dovere privato, questo spazio è appunto lo spazio pubblico nel quale la ragione si riscopre un bene comune, come l’acqua o il diritto alla salute.

[Un dimostrante londinese: Quando e come la ragione si trasforma da movimento vuoto trastullatorio a dirompente dispositivo emancipatorio?]

È proprio secondo quest’ottica kantiana che i tagli alle università italiane e del Regno Unito manifestano uno dei suoi aspetti più tragici. Ad avvertirci di tale preoccupazione è Slavoj Žižek [/ˈslavoj ˈʒiʒɛk/] che, durante i suoi innumerevoli “public speechings”, ha chiarito più volte come la riduzione del numero degli iscritti operato tramite l’assassinio delle borse di studio e la riduzione di sedi e facoltà (in Italia) e lo sproporzionato aumento delle tasse (in Gran Bretagna) sia capace di ridurre drasticamente terreno alla ragione pubblica e ciò tutto a guadagno della ragion di stato ora smascherata come ragione privata.

L’ideologia sottesa a tali mortificazioni della vita pubblica del sapere da parte di certi nostri sfortunati governi europei pare essere quella del controllo e della pianificazione strategica sociale. L’intenzione dei programmatori legislativi seduti (mi auspico scomodamente) ai vari gabinetti di governo vorrebbe essere quella di produrre dall’università solo degli Specialisti. Rinforzare i doveri e ridurre i diritti. Laurati pronti a fronteggiare i problemi che il mercato del lavoro chiama ed in esatto numero richiesto. Nulla di più.

Giulio Tremonti d’altronde ha già espresso la sua idea in proposito quando ha dichiarato che in Italia ci sono troppi laureati e che sarebbe meglio un rifiorire delle scuole tecniche di avvio al lavoro. E io personalmente ho letto editoriali de Il Sole 24 ore dove si decretava fallito il mito sessantottino di una università per tutti, anche per i figli degli operai. Ma se si impedisce alle classi emarginate un minimo di mobilità sociale allora si finirà per avere fenomeni come i riots londinesi anche in Italia.

http://www.guardian.co.uk/business/2010/mar/10/oecd-uk-worst-social-mobility

Questo grafico mostra l’OECD: l’indice di scarsa mobilità sociale secondo i paesi occidentali che sono in testa alla classifica. La prima è appunto la Gran Bretagna che si guadagna la coppa di stato dalle classi sociali più stagne. Controllate voi stessi dove è posizionata l’Italia nel grafico.

disobbedienza civile. [frase di Thoreau, padre della disobbedienza civile. Traduzione: “Me ne andai nei boschi perché desiderai vivere deliberatamente, per fronteggiare solo i fatti essenziali della vita. E per vedere se avessi potuto non imparare cosa avrebbe avuto da insegnare e non scoprire, quando sarei arrivato a morire, di non aver vissuto.” ]

Anche noi in Italia abbiamo avuto episodi di vandalismo e resistenza alle forze dell’ordine durante le manifestazioni romane contro la riforma Gelmini.

Ma in questo impianto teorico kantiano c’è spazio per la disobbedienza civile? La pia osservanza morale verso la disciplinata divisone fra ragione pubblica e ragione privata può portare a delle conseguenza estreme. Sorvolando velocemente sullo Heidegger nazista e sul Pirandello fascista vi dò l’esempio del D.T. Suzuki.

Riguardo al maestro Zen D. T. Suzuki un filosofo americano, tale William Barret, scrisse “Un amico tedesco di Heidegger mi raccontò che un giorno in visita da lui lo trovò a leggere uno dei libri di Suzuki: ‘Se comprendo quest’uomo correttamente’ disse Heiddeger  ‘questo è ciò che cercato di dire in tutti i miei scritti'”

Carl Gustav Jung invece scrisse: “Le opere di Daisetsu Teitarō Suzuki sullo Zen sono da annoverare tra i più alti contributi del secolo allo studio del Buddhismo attuale, così come lo stesso Zen rappresenta il frutto migliore germogliato dall’albero le cui radici sono raccolte nel Canone Pali. Non possiamo essere abbastanza grati all’autore sia perché egli ha reso lo Zen più accessibile alla cultura occidentale sia per il modo con cui egli ha raggiunto lo scopo.”

Ben prima di tante icone pop fu proprio D. T. Suzuki a diffondere il Buddismo in occidente. Ma un libro uscito nel 1997 chiamato “Zen at  War” scritto da Brian Victoria ha messo in luce la scandalosa verità di questo monaco e cioè di come durante la seconda guerra mondiale insegnasse lo zen ai soldati giapponesi con l’intento di renderli soldati più efficienti in battaglia.


Posted by Ulrichanders

• A una certa distanza. Si dice spesso che mantenere un atteggiamento distaccato sia garante di serenità interiore. Come questa modalità interiore del distacco interagisce con lo sguardo?

Osservare con distacco vuol dire osservare le cose secondo una prospettiva differente che è la prospettiva muta dell’universalità.

Il punto di vista cambia slittando dal discorso pregiudiziale al silenzio. Dallo sguardo imprigionato nel contesto geopolitico del suo oggetto d’attenzione, allo sguardo che si si distanzia dal logos cui non ha più bisogno di identicarsi.

 

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