La Regina del Sole


Un'ape

Cercavo un documentario sulle api. Come arrivai alle letture che Rudolf Steiner tenne nel 1923 sulle api e cos’hanno da insegnarci non è più chiaro della voglia che avessi di “vedere” questi eccezionali insetti all’opera. Metto l’acqua a scaldare, tre cucchiaini di miele e infondo nella tazza un po’ di caprifoglio, ché ho bisogno di attenzione. [ The Queen of the Sun documentary ]

Queen of the Sun Poster

Quando Gunther Hauk – apicultore biodinamico – mi dice che “tutti dovrebbero interessarsi al problema delle api” [quello della crisi che sta devastando le colonie] penso che sia l’ennesimo grido d’allarme, il consueto richiamo iperbolico alla natura che scienziati e filosofi ecologisti tentano di diffondere per “sensibilizzare” l’opinione pubblica. Sono un ecologista, ma un serio dubbio metodico e un sano scetticismo cinico non posso sradicarlo dalla mia filosofia: insomma, non basta esaltare la saturazione di api e pistilli, e intristire le sequenze di fecondatori artificiali e produzione industriale per convincermi della gravità del problema…

Rudolf SteinerNonostante il fascino indiscusso che promana dalle numerose argomentazioni a favore della tesi, secondo cui l’economia umana dipende essenzialmente dalle api, e la nostra dieta onnivora è seriamente messa a rischio dalle monocolture di massa, responsabili della desertificazione floreale intorno alle colonie di api, non riesco a smettere di pensare a Bender che canticchia Don’t worry / Bee-happy! nella puntata di Futurama nella quale Leela mangia pappa reale da api giganti, e ne ottiene allucinazioni.

Gunther però si fa sempre più persuasivo: lui, che le api le ascolta, riferisce quanto ha ascoltato tra gli alveari. “Se continuate su questa strada – sembrano avvertirci le api – noi ci ritireremo”. Ed è quello che stanno facendo, abbandonando le colonie, lasciando i favi vuoti. I grossi produttori agricoli usano pesticidi in modo massiccio sulle loro monocolture, minacciando la biodiversità [leggi: distruggendo la varietà di fiori con le quali le api sono in simbiosi] e le api stesse. Comincio ad essere meno scettico e più preoccupato.

Argomentando con dovizia e suggestione d’immagini, “Queen of Sun” mi mette a conoscenza di una co-evoluzione che lega non solo le api ai fiori – legame utile anche ai bambini che per la prima volta chiedono del mistero della nascita! – ma anche il lavoro delle loro colonie alla sopravvivenza delle colonie umane. Maya, Egizi, Greci e Romani [e il documentario non menziona i Papi cattolici, pur facendo riferimento ai regnanti inglesi], ad essi va dedicata una parte interessante. La vera sorpresa giunge insieme all’antroposofia di Dornach, [Svizzera tedesca], il suo Goetheanum, santuario di una riconciliazione tra l’uomo e la terra, e a Rudolf Steiner che ne ispirò la realizzazione e aveva già previsto la crisi delle api nel nostro secolo: a parte citare il ciclo di conferenze nel quale mi ero imbattuto, l’enfatico contributo del microbiologo svizzero Johannes Wirz persuade dell’intimo legame che c’è tra la produzione di miele e la comprensione della struttura della realtà, un legame tutt’altro che metaforico, giacché con la stessa intenzione i veda tramandano il madhu-vidya, la dottrina del miele, e la morfologia odierna riconosce questo legame nella composizione silicea che accomuna il miele al magma pulsante sotto la crosta terrestre.

Goetheanum

Sono sempre meno spaventato, e più convinto che la Natura – così paziente nell’accoglierci nel suo grembo – ci mostrerà la strada per ristabilire l’armonia, che i cicli di produzione industriale e le monocolture intensive avevano interrotto. Quando Leela è sopraffatta dal dolore provocato dalle allucinazioni, decide di ingurgitare un altro cucchiaio di quel miele fatidico, che ha il potere di far dimenticare.

Immagine

Ma prima di ingurgitare l’ultima, fatale porzione di oblio, mi torna in mente l’origine di tutta questa storia: un’illustrazione di Trofonio tratta dalla Historia Deorum Fatidicorum del 1675. Leggendo di viaggi oltremondani, tra James Hillman de Il sogno e il mondo infero e Catabasi e Anabasi, “Discesa all’Ade e Resurrezione” di Zolla, m’imbatto nel leggendario architetto del tempio oracolare di Apollo, dio del Sole: stiamo attraversando la stessa carestia che colpì la Beozia, e percorriamo i nostri campi come fossero abitati dalle ombre di Ade. Come in quel regno di morte, tutto è fermo. Chi saprà ritrovare l’oracolo nell’antro di Lebadea, forse non saprà più capace di ridere – ma otterrà un responso che ci salvi da questa orribile siccità dello spirito.

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