UFI [Unidentified Flying I]


Vorrei mostrare alcuni esempi nei quali l’emersione all’occhio del “ciò-che-è-celato” può diventare catottrico nel senso proprio di “contro l’occhio” e cioè nel senso di una forma non vocata e antagonista alle intenzioni dell’osservatore; osservatore che è naturalmente predisposto a voler guardare le cose senza frapposti inaspettati schermi allucinatori e trasfiguranti.

Violenza qui vuol dire di nuovo trauma e frantumazione psichica dell’io.

Senza ammorbarvi con Freud e il ritorno (impossibile?) del “rimosso” torno invece all’ampolloso formalismo del problema coscienza.

È detto unheimlich [perturbante, sinistro, spaesante] tutto ciò che potrebbe restare […] segreto, nascosto, e che è invece affiorato.

(SchellingFilosofia della mitologia)

In molte espressioni di uso comune (come “Ascolta la tua coscienza e saprai cosa fare” o “A seguito del male che hai compiuto cosa ti dirà ora la tua coscienza?” o “La mia coscienza mi dice di non fare certe cose”) la coscienza è indicata come alterità rispetto al soggetto. Comunemente in filosofia la dissociazione fra io e coscienza è chiamata autocoscienza e non viene vista come una schizofrenia ma piuttosto come una virtuosa conquista personale. Nondimeno è possibile fare esperienza della propria coscienza come alterità anche senza aver maturato ancora un’autocoscienza. Tale mancata afferrata consapevolezza di questa inerpicatissima autoriflessione non potrà che avvenire ai danni dell’io più che del logos. Sarà l’io a dare segni di corruzione e disintegramento e non già la buona novella della coscienza.

Non e’ quindi affatto strano in un simile quadro psichico percepire la voce del super-io come un agente alieno estrinseco alla propria persona ed è proprio questa mancata apprensione in se stessi della voce a dare carne al fantasma come accade a Pinocchio col suo Grillo Parlante.

Quella di Enrico Mazzanti è cronologicamente la prima raffigurazione del grillo parlante ed è contenuta nell’edizione originale del Pinocchio di Collodi. È proprio un insetto qui a dare corpo alla voce della coscienza come a ribadire il suo carattere alieno. Il Grillo Parlante presentato successivamente dalla Disney perderà completamente il suo originale aspetto perturbante di familiarità difforme.

Nel film I Dieci Comandamenti (Cecil B. DeMill, 1956) troviamo un altro esempio di coscienza che resiste ad un’esatta antropomorfizzazione. Ad essa, nel farsi alieno trasfigurato nell’allucinazione, le basta anche solo ripiegare nel corpo della propria voce. Il tornado di fuoco che nel film scolpisce i dieci comandamenti a colpi di fulmini potrebbe anche essere una allegoria della forza imperatrice del logos che abbandona il soggetto-sotto-stress per meglio governarlo dall’esterno.

Miracolo drammatico mancante di grazia, bruta forza buona ed eco di un passato remoto dell’uomo capace ancora di empatizzare in modo turbolento le forze infinite della natura. Capacità che più tardi l’uomo riscoprirà col movimento romantico.

Quest’altra immagine invece raffigura lo stesso evento nello stile però sobrio dell’arte medievale. La coscienza esperita come alterità rimane solo depositata come traccia in forma di sacra scrittura per indicare la trascendenza del silenzio dove essa si è ritirata. Qui più che fede nell’alterità mistificata c’è invece misticismo, mente sgombra e consapevolezza. Ma questo suppongo sia argomento per un post diverso.

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