Cataclismi, Catastrofi e Catottriche


Catòttrica: gr. katoptrikè, composto di kata, “contro” e optikè, “relativo all’occhio”; ond’anche katoptròn, “specchio”. Parte della fisica che studia la luce riflessa.

Acqua sopra il ginocchio fa il giro del web

In questi giorni, a Roma, due eventi soprattutto hanno avuto una certa rilevanza mediatica ed esistentiva: la manifestazione degli indignados, o indignati all’italiana, e il nubifragio di giovedì [venti ottobre duemilaundici]. Superfluo sottolineare il valore politico della prima – dal momento che si tratta di una manifestazione politica anzitutto – meno scontato attribuirne uno al secondo, che è fenomeno meteorologico prima di venir fagocitato dall’opinione pubblica, da blog come questo, dai forum, dall’onnipresente Facebook – in una parola: dai media.

Sulla manifestazione del 15 ottobre si è già detto tutto. Sorellastra dell’embrione spagnolo, coetanea di molte altre in tutto il mondo, si è distinta per le ricadute violente, gli scontri con la polizia e gli atti vandalici, assenti nei cortei in Canada, Danimarca, Australia, Regno Unito [e città come Tokyo, Taipei, Bruxelles; interessante notare che sul cartello sbandito da un manifestante di Hong Kong si legga “End printing toilet paper”]. Subito ci si affretta a “prendere le distanze”: dalla cricca di governo ai leader di movimenti pacifisti, dalla sinistra critica – ma non certo quella popolare, legata a doppio filo con chi protestava violentemente – ai raffinati analisti, che attribuiscono la rovina del pacifico corteo all’azione virale del governo e ai suoi infiltrados… Tutti, perfino il sottoscritto si è lamentato che quella di Roma è stata l’unica sommossa popolare nel mondo incapace di mantenersi entro i limiti della sola ragione.

E la psico-polizia è riuscita a farmi credere che tutti quelli che manifestavano, tutti noi, nessuno escluso, non fossimo altro che giovani frustrati, studenti rammolliti e perditempo, lavoratori occasionali inetti e senza scopo che si sono dati appuntamento, ma che giammai potremmo sentirci uniti veramente nella lotta per l’esistenza, contro ogni diseguaglianza sociale e per il bene comune.

Questo è il rigurgito amaro che mi coglie, quando arriviamo alla fine di via Cavour e la massa di gente che manifesta, gli altisonanti carri dei centri sociali, gli indignati di tutta Italia devono scegliere se proseguire ordinatamente verso San Giovanni e possibilmente dare fuoco ad una camionetta dei carabinieri, oppure incontrare il cordone di guardie che blocca l’accesso a Piazza Venezia, via del Corso e quindi Montecitorio… Pensate che qualche manganello, un paio di scudi di plastica dura e una trentina di poliziotti avrebbero mai potuto fermare una colata di centomila persone spinte a prendere il Palazzo? Evidentemente, è stato qualcos’altro a dissuaderci [vedi: psico-polizia]. Come manifestanti, siamo abituati al fallimento. Come poliziotti, siamo abituati a prendere ordini, anche i più abietti [infiltrati, spacca qualche vetrina, fomenta e picchia: promosso]. Come gente affamata, siamo disposti a tutto, ma non al supererogatorio: cioè a dare la vita. Non posso arrendermi all’idea che il sistema bio-politico nel quale ci troviamo abbia ridotto tutti alla schiavitù, e che tutte le nostre energie siano sistematicamente annichilite da qualche agente [intrattenimento, impoverimento culturale, intossicazioni alimentari, sistema bancario, morsa del lavoro dipendente].

E comunque lì, a Montecitorio, non c’era nessuno.

Cinque giorni dopo, è intervenuto l’Altissimo, con la solita ironia: un bel nubifragio, una lavata biblica per dimenticare l’accaduto e spiegare a tutti i romani che oltre ai problemi sociali ci sono anche alcuni difetti giganteschi di tipo infrastrutturale che la città eterna dovrebbe risolvere. Che poi l’Altissimo non sia niente di trascendentale, o divino, ma qualcosa di fin troppo umano capace di manipolare gli agenti atmosferici [vedi: HAARP] è un sospetto che ho da qualche anno ormai. Una paranoia, si dirà, che forza a trovare un aspetto politico anche in qualcosa che – tradizionalmente – non può averne: Urania.

La mia esperienza di questi avvenimenti è stata in qualche modo estraniante: ero immerso nella valanga umana, pacifica e festosa, che attraversava via Cavour – ma non ho visto scontri, gente che spaccava vetrine in diretta, né i settanta feriti riportati dalle cronache; ero in bicicletta, la mattina che la bagnarola romana veniva inondata – e tutto quello che ho visto è stato qualche pozza d’acqua che bloccava di tanto in tanto alcuni inesperti, disorientati ultra-cinquantenni al volante di automobili, mezzi di trasporto superati.

Dove sono quando la storia fa il suo corso? Cerco di avvicinarmi ai cicloni, e finisco puntualmente in mezzo ai loro occhi.

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4 commenti
  1. donecbombulum ha detto:

    Alla faccia della a-politica. . .

    A maggior erudizione sulla “nostra parte”. . . Ti commento così [Dante spoke. . . Virgilio replied. . .]:

    “(…)

    O sol che sani ogne vista turbata,
    tu mi contenti sì quando tu solvi,
    che, non men che saver, dubbiar m’aggrata.

    Ancora in dietro un poco ti rivolvi”,
    diss’io, “là dove di’ ch’usura offende
    la divina bontade, e ’l groppo solvi”.

    “Filosofia”, mi disse, “a chi la ’ntende,
    nota, non pure in una sola parte,
    come natura lo suo corso prende

    dal divino ’ntelletto e da sua arte;
    e se tu ben la tua Fisica note,
    tu troverai, non dopo molte carte,

    che l’arte vostra quella, quanto pote,
    segue, come ’l maestro fa ’l discente;
    sì che vostr’arte a Dio quasi è nepote.

    Da queste due, se tu ti rechi a mente
    lo Genesì dal principio, convene
    prender sua vita e avanzar la gente;

    e perché l’usuriere altra via tene,
    per sé natura e per la sua seguace
    dispregia, poi ch’in altro pon la spene.

    (…)”

  2. Andrew ha detto:

    Candidamente e con tono bagnato dall’acqua di rose si discute della vita dell’usuraio e del suo aver vissuto irrecuperabilmente nell errore e cio’ durante un favoleggiante giro turistico in cui Dante supera se stesso in capacita’ di inventare al punto da aver fatto probabilmente impallidire il marchese De Sade dall’invidia per il suo immaginare ogni sorta di eterne ed atroci torture che i dannati, meticolosamente catalogati e suddivisi nei vari comparti del lager del sub-mondo, sono sanciti a soffrire. Divertentissimo, non lo nego proprio e credo sia anche questo il motivo per cui l’inferno e’ da sempre il piu’ amato e conosciuto rispetto alle altre tappe del tour. Esso e’ una sublime giustificazione di Satana e del suo operato ed e’ condonato come idispensabile elemento alli’interno dell’economia della divina giustizia. Il forbitissimo medievalissimo Alighieri ripesca in una concezione popolare, primitiva e pre-evangelica dell’aldila’ per farne la sua satirica fiaba e per promuovere conservativamente la morale terrena e poco etica del 1200 quando era possibile assistere nella piazza paesana a pubbliche raccapriccianti esecuzioni. Tale mondo terreno implicava tale mondo ultraterreno e cio’ per via delle sue contingenze storico-culturali. Secondo queste allegorie da bestiario medievale anche se l’inferno e’ amministrato da Satana e’ pero’ grazie a universal giustizia se poi dopo da morto si precipita nel suo abisso.

  3. donecbombulum ha detto:

    @andrew
    Un incoraggiamento a sfogare il tuo senso sadico su un’edizione aggiornata del liber penitentialis. . .

    P.S.:
    le righe che dovresti commentare sono quelle dove fa’ riferimento alla Fisica. . . lì ti vorremmo . . .

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