Inutili omeomerie


Inutile è una rivista che ho appena scoperto. Nello spazio ristretto di due articoli – da scorrere sulla pagina minimalista del loro sito – ho trovato due gemme preziose: l’intervista a Giorgio Fontana, il giovane autore di La velocità del buio, e un video di tre minuti su una libreria nascosta, clandestina, vintage e… in•utile.

There’s No Place Like Here: Brazenhead Books from Etsy on Vimeo.

Siccome stamattina mi sono alzato più entusiasta della vita del solito [questo significa che sono stucchevolmente ottimista e saluto ogni novità o presunta tale con un abbraccio morbido e caldo] cavalco l’onda melliflua delle emozioni, neanche fossi una molecola di dopamina: ve le ricordate le omeomerie? Io non leggevo né sentivo pronunciare il termine dai tempi del liceo. Se è vero che siamo fatti di atomi, che il simile va col simile, e che le molecole del piacere pervadono il nostro essere più profondo [il cervello? la mente? il corpo-mente?] in questo momento, dopo aver constatato l’esistenza di un blog più bello del mio, dopo aver conosciuto – sì, certo, virtualmente – un ragazzo della mia età che scrive i libri che vorrei aver scritto io, e dopo aver visto che un libraio imbocca una pipa, si avvolge in volute di fumo e protesta Sono vostro! parlando della sua libreria clandestina… Dopo tutto questo, sono un corpo armonico col mondo.

una campana tibetana

E vi espongo la teoria di Petrone pitagorico.

Il mondo si presenta in tre forme: il mondo animato, quello delle energie psichiche, degli impulsi animali; il mondo fisico delle leggi, la natura, la categoria della sostanza; il mondo intellettuale, il nous che sostiene la relazione tra i livelli; più una forma essenziale, la quarta: l’unità dei mondi.

La teoria ha una certa fortuna relativa, in età classica [Plutarco ne parla di sfuggita in De defectu oraculorum] e affonda le sue radici nel pitagorismo [Petrone era cittadino di Imera]. Poi Pico della Mirandola la recupera nello sforzo titanico di superare ogni diatriba scolastica, religiosa, dottrinaria e politica [nelle novecento tesi redatte del 1486 e pronte a schiantarsi contro il braccio secolare della Chiesa]. Se i mondi non fossero infiniti [Giordano Bruno arse per aver detto e ridetto questa frase infinitamente scioccante] sarebbero 180+4. Tre volte 60 – non è l’ampiezza degli angoli di un triangolo equilatero, quello che rappresenta la divinità? Isoscele è l’uomo, scaleno ogni altro demone – più un’unità per lato. Più l’unità delle unità: nel Timeo di Platone urge l’ansia di affermare che “il demiurgo ha creato un solo mondo”, e sembra aggiungere “prendiamocene cura”.

Infinite sono le relazioni che gli atomi, le omeomerie intrattengono tra di loro.

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1 commento
  1. Cristopher Lou Caietti ha detto:

    Un bel blog il Suo scoperto, guarda il caso, grazie al Suo commento sul blog.
    A rileggerla dunque,
    buon sato e buona domenica.

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