Il Teatro di Tutte le Terre


Secondo molti studiosi, Abram Ortelius e Mercatore, i due grandi rivali nella sfida di disegnare il ritratto più bello della Terra, erano spinti a fare quello che facevano non solo per il gusto di farlo, o ancor più logicamente per l’utilità che gli esploratori ne avrebbero tratto: Giacomo Mangani, nel suo eccellente saggio Il mondo di Abramo Ortelio [1],  sostiene che spesso i cartografi erano anche eretici. Aderivano a sette dai nomi singolari – Ortelius per esempio era affiliato alla “Famiglia dell’Amore”, ispirata alla mistica protestante e al platonismo dell’itinerario dell’anima che torna a Dio ma ugualmente odiata da luterani e cattolici – e quello che facevano era promuovere un rinnovamento politico e spirituale. Il Theatrum Orbis Terrarum di Ortelio non è solamente il primo atlante geografico della storia europea.

Questo familismo si rifaceva alla Prisca Theologia, di cui Cebete Tebano era simbolico e mitico esponente secondo il credo della setta [forse Cratere di Cizio, vissuto sotto Marc’Aurelio?]. Questi aveva realizzato un Pinax ovvero un Quadro della Vita. Un’operetta morale che verrà tradotta dagli umanisti e sarà celebre col nome di Tavola di Cebete. Il fondatore vero e proprio è da rintracciare invece in Hendrick Niclaes e l’opera sacra della setta è lo Speculum Iustitiae, Specchio della Giustizia. Insomma, la filosofia morale familista era quella di una setta religiosa clandestina, che aveva le sue stamperie e i suoi centri culturali. E pare che influenzasse le corti di tutta Europa, avendo contatti perfino con Filippo II di Spagna, il quale era sì cattolicissimo, ma volle lo stesso proteggere i suoi eretici adepti: nominò Ortelius Geografo Regio e Plantin Arcitipografo. Si temette addirittura il complotto geopolitico.

Siamo negli anni tra il 1540 e il 1580. In questo stesso lasso di tempo s’innesta una vicenda più celebre, lo scontro tra la Repubblica Serenissima e i Turchi. Nell’antisala della Libreria Sansoviniana, a Venezia, è conservato uno strano oggetto dal significato immenso: le matrici di una stampa che rappresenta un Mappamondo Turco-Veneziano a forma di cuore. Chi l’ha realizzata – sicuramente non un artigiano solitario – ha impiegato una decina d’anni. Quando i blocchi di legno imprimevano le loro forme sulla carta, quello che se ne ricavava doveva apparire così:

Mappamondo Turco-Veneziano 1559-1568

[1] G. Mangani, Il mondo di Abramo Ortelio, misticismo, geografia e collezionismo nel Rinascimento dei Paesi Bassi, © 1998 Franco Cosimo Panini.

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