Pròtesi Futuro: una terapia del rigetto


Posted by Ulrichanders

Una delle possibili declinazioni attraverso la quale viene sognata la società utopica e’ quella delle sue estreme derive tecnologiche.

Nelle sue dette ed etiche intenzioni la tecnologia e’ nata come strumento, protesi fisica dell’uomo per ridurre il logorio e la consunzione che la realtà incorruttibile opera sulle sue stesse forme temporanee. La Belle Epoque forse poco sapeva della graduale, ineluttabile, omogenea diminuzione della temperatura dell’universo, motivo della donchisciottiana lotta delle specie viventi contro la totalitarietà necessaria della morte del tutto.

• La Belle Epoque Cito dalla voce “Belle Epoque” in Wikipedia:  “Dalla fine dell’Ottocento in poi le invenzioni e progressi della tecnica e della scienza furono senza paragoni con le epoche passate. I benefici che queste scoperte apportano agli standard di vita furono notevoli. L’illuminazione elettrica, la radio, l’automobile, il cinema, la pastorizzazione, il vaccino per la tubercolosi e altre comodità, tutte contribuirono ad un miglioramento delle condizioni di vita e al diffondersi di un senso di ottimismo.”


Questa cartolina del 1910 raffigura come in Francia veniva allora immaginata la possibile lotta contro un’imprevisto divampare delle fiamme in quello che e’ adesso il nostro odierno 2000.

Ed e’ quindi la vita che la tecnologia vuole assistere, la vita nella sua eterna lotta contro l’entropia e contro le inefficaci dispersioni energetiche. Eppure a fronte di questa lotta ingegneristica della coscienza etica contro le rudezze nascoste nella “fisica” emerge come piccola sia la parte che la ragione occupa nel divenire del mondo anche se forte del suo essere operatore cosciente del logos. E questo perché come sappiamo la realtà e’ purtroppo sempre (?) differente dai sogni.

• Futudramma Vi propongo perciò l’dea che un desiderio serpeggi inespresso e spesso inconsapevole fra tutti noi, il desiderio di poter ritornare nudi e senza pietre scheggiate nel parco dell’Eden. Non e’ protesi etica del proprio corpo quello che il desiderio chiede ma piuttosto l’innocente deresponsabilità infantile della protesi attaccata all’alterità.

In questa immagine viene raffigurato l’Hedonist-Bot di Futurama. Serie animata che fa spesso alacre satira sui fallaci sogni che le epoche appena passate avevano sui futuri a loro più lontani. E’ forse gia’ ovvio anche per voi che i robot di Futurama siano invero parodia degli uomini in carne. Ma prestatte piuttosto attenzione al fatto che l’edonista non ha più braccia sue proprie ma invece protesi che lo servono attaccate a ciò che lo eccede come corpo e come soggetto.

• Protesi di piacere attaccata al prossimo. Ma anche protesi di Dio quando detta e stradetta tecnologia ne usurpa verità e infallibilità. Protesi della società. Macchine che pensano per l’uomo senza potenziarne tuttavia il pensiero.

Infatti, tornando alle utopie scanzonate della Belle Epoque vediamo come un insegnante si disfa della fatica di ‘insegnare nel lontano sognato anno 2000.

• Fritz vs Herbert Occorre prendere parte nell’opposizione tecnologica fra distopia fritzlanghiana-metropolitana contro utopia marcusiana? Terribile incubo di una tecnologia alienante la prima e virtuosa ambizione per una tecnologia liberatrice la seconda.

[In quest’immagine dove sono gli operai?]

• Dubai/Metropolis Chiudo il post con le bellissime foto di Martin Becka di Dubai. Eseguite ai giorni nostri con una vera macchina fotografica del 1857. L’arte qui rinsalda realtà presente e sogno passato intermediandosi così nella zona grigia dell’abisso simbolico.

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1 commento
  1. anonymous.morphoer ha detto:

    Le cartoline dei primi ‘900 non si sbagliavano di tanto: gli insegnanti possono “disfarsi” della loro stessa presenza mandando via podcast (!) le loro lezioni. E se alle ali di pipistrello sostituiamo gli elicotteri…

    Belle le foto di Martin Becka.

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