① Ritorno da Klausen: Visual Anthropology


  

  

① Klausen [BZ], Porta in legno, Altestadt. ② Padova, Porta taggata da writers in ferro. ③ Venezia, Porta in legno e ferro, Prigioni del Palazzo Ducale.  ④ Venezia, Porta in legno e ferro battuto con fregi.

Le vie della conoscenza tra montagne e acque. Non un punto di arrivo, il seminario tenuto a Klausen dall’AIREZ, né di partenza. Un crocevia. Il luogo di una riflessione per cittadini dello spirito, affaticati dai ritmi della metropoli e alla ricerca di una sosta corroborante.

Esistono simboli dalla forza indiscutibile: membrane che segnano un dentro e un fuori. Questi imeni indistruttibili sono segnali interpretabili dal viandante che in essi voglia una sintesi del luogo. Porte, chiavistelli, cardini, assi sono l’alfabeto di questi testi particolari. Stando attenti a questi indici, morfemi del tessuto cittadino, si possono trarre indicazioni che spingono ben oltre la funzione originaria di questi oggetti: l’accesso, il varco, la reclusione, la protezione, la separazione e la congiunzione degli ambienti.

Sarà sufficiente percorrere meno di trecento chilometri – abbracciando un’area che va dalla Montagna [Alpi Retiche], la pianura padana [l’hinterland Padovano] al Mare Adriatico [arcipelago delle isole di Venezia] – per avere un’idea della stravagante varietà di un elemento così comune nel consorzio umano: la Porta.

Nella Chiesa Parrocchiale di Chiusa, dedicata a Sant’Andrea, il bel portone d’ingresso è in legno, decorato sul transetto dall’immagine di un crocifisso che dirada nuvole di vapore: quattro volute di legno le rappresentano semplificando. Ma nelle ogive dei finestroni che dànno luce alla navata unica della chiesetta tardo-gotica il quattro cristiano diventa un tre pagano: il Triskell celtico, testimonianza di un antico legame.

                          Kamon Torii

Una sorprendente conferma dell’attendibilità del nostratico si trova nell’etimologia: il provenzale porta può essere fatto risalire al significato di passaggio e all’atto di sollevare, specialmente riferito al rito del solco nella fondazione delle città, dove l’aratro segnava il pomerio e veniva sollevato; ma la radice è la stessa in greco, θυρα [gr], nelle lingue germaniche, Tür [Ted] e door [Ing] e perfino nelle architetture shintoiste giapponesi (Torii) e buddhiste indù (torana), dove hanno conservato il loro carattere sacro.

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